Il Volto Barbaro

Un’innocente vanità? Un femminile desiderio di nuove vesti per rendersi più bella agli occhi dell’innamorato? Ci piace immaginare Giulietta, giovane adolescente – aveva quattordici anni – in un quadretto domestico, ancora ignara del suo tragico destino.

Il nostro sogno ci porta altrove. La tragedia incalza. Ci spostiamo lì vicino, presso il Volto Barbaro, dietro le case Mazzanti, nel luogo già macchiato dal sangue scaligero di Mastino I  che, nel 1277, venne  pugnalato a morte da cospiratori appartenenti a famiglie avverse. La storia ricorda che il fratello Alberto riservò ai mandanti dell’assassinio una esemplare punizione: dopo averli uccisi, rase al suolo le loro case e fece realizzare con la polvere dei mattoni il nuovo selciato che da Piazza Erbe portava a Ponte Navi.

In questo sinistro sito ci piace ambientare la violentissima rissa che scoppia tra i giovani appartenenti alle due fazioni rivali. Lo scambio di ingiurie porta Tebaldo, amato cugino di Giulietta, ad uccidere Mercuzio, l’amico di Romeo.

Romeo, sconvolto, insegue Tebaldo per le vie della città e lo raggiunge per colpirlo a morte su il corso vicino a la Porta dei Borsari, come ci narra il Bandello. Sul luogo oggi è posta una lapide a ricordo del fatto di sangue.

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