3. Casa di Giulietta

“Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, /Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura, /color già tristi, e questi con sospetti”: Dante, in questa terzina del Purgatorio (canto VI, vv.106-108), invita l’imperatore Alberto d’Austria a venire a vedere la sconfortante situazione in cui si trovava l’Italia, e porta come esempio proprio Verona, insanguinata dalle continue lotte fra i Montecchi e i loro avversari. Davanti all’ingresso della casa di Giulietta il sogno finisce, la luminosa visione di Dante si offusca. Par di sentire le urla di quei veronesi che nel 1200, dall’alto di questa torre, lottavano contro altri veronesi, prima che gli Scaligeri, soprattutto con Alberto Della Scala, padre di Cangrande, ponessero fine alle lotte intestine. E non è leggenda: questo era il quartiere dei conti di San Bonifacio, nemici storici dei Montecchi. Forse Giulietta è un’eroina leggendaria, ma la casa-torre di Via Cappello n.23 apparteneva veramente a una famiglia rivale dei Montecchi; una casa che almeno dal 1300 apparteneva a una famiglia “Cappello”, la cui fazione, chissà, poteva chiamarsi “Cappelletti”.

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